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Assistere un anziano

Assistere un genitore a casa: cosa fa un infermiere e cosa no

Chi si trova all'improvviso ad assistere un genitore scopre che le figure sono tante e i confini poco chiari. Ecco chi fa cosa, e a chi rivolgersi per ciascuna cosa.

Scritto e verificato da Caterina Sarna, infermiera libera professionista

· Ultima revisione clinica · 6 min di lettura

L’infermiere si occupa della parte sanitaria — terapie, ferite, presidi, valutazione clinica. L’OSS dell’assistenza alla persona. La badante della convivenza quotidiana. Il medico di famiglia resta il riferimento clinico che prescrive e attiva i percorsi pubblici. Nella maggior parte delle situazioni servono più figure insieme, non una sola.

Succede quasi sempre in fretta. Un ricovero, una caduta, un peggioramento nel giro di poche settimane — e una famiglia che fino al mese prima non si era mai posta il problema si trova a organizzare l’assistenza a un genitore, senza sapere da dove cominciare né chi chiamare per cosa.

La confusione è comprensibile: le figure sono diverse, i nomi si assomigliano e i confini di competenza non sono ovvi a chi non lavora nel settore.

Chi fa cosa, in sintesi?

FiguraDi cosa si occupaCosa non fa
InfermiereTerapie, medicazioni, prelievi, cateteri, stomie, valutazione clinica, educazioneNon prescrive, non fa diagnosi, non fa assistenza quotidiana continuativa
OSSIgiene, mobilizzazione, pasti, spostamentiNon gestisce terapie né presidi sanitari
BadanteConvivenza, casa, spesa, compagnia, sorveglianzaNessuna competenza sanitaria
Medico di famigliaDiagnosi, prescrizioni, attivazione percorsi pubbliciNon esegue l’assistenza quotidiana
FisioterapistaRiabilitazione motoria su prescrizioneNon sostituisce l’assistenza infermieristica

Cosa fa davvero un infermiere a domicilio?

In concreto: prelievi del sangue, medicazioni semplici e avanzate, iniezioni e terapie iniettive, flebo e terapie endovenose, gestione di cateteri vescicali, PICC, Port e stomie, rimozione di punti di sutura, controllo dei parametri, educazione del paziente e di chi lo assiste.

C’è però una parte del lavoro meno visibile e che spesso vale di più: accorgersi che qualcosa è cambiato. Una persona che passa con regolarità nota che la pressione si è spostata, che l’appetito è calato, che una zona di pelle si sta arrossando, che la lucidità non è quella di due settimane fa. Segnala, e il medico interviene prima che il problema diventi un ricovero.

Quello che l’infermiere non fa: non prescrive farmaci, non fa diagnosi, non sostituisce il medico di famiglia. E non è la figura giusta per l’assistenza quotidiana continuativa — quella è un altro mestiere.

Che differenza c’è fra OSS e badante?

L’operatore socio-sanitario serve quando il bisogno è quotidiano e riguarda la vita pratica più che la clinica. Lavora in affiancamento all’infermiere, non al suo posto.

La badante o assistente familiare non è una figura sanitaria. È spesso la persona che sta più ore accanto all’anziano, e per questo la prima ad accorgersi dei cambiamenti — ma non può essere caricata di responsabilità cliniche. Gestire una terapia iniettiva o valutare una lesione non rientra nelle sue competenze, e chiederglielo mette in difficoltà lei e in pericolo la persona assistita.

Cosa passa dal servizio pubblico?

Attraverso l’Assistenza Domiciliare Integrata (ADI) il Servizio Sanitario copre l’assistenza domiciliare per pazienti con determinate condizioni. L’attivazione parte dal medico di famiglia o dalle dimissioni ospedaliere e viene valutata dai servizi territoriali, che definiscono un piano assistenziale individuale.

È la strada da provare per prima, e nelle situazioni che rientrano nei criteri funziona. I limiti che le famiglie incontrano più spesso sono i tempi di attivazione, che raramente coincidono con le urgenze pratiche, e la rigidità di orari e frequenza, stabiliti dal piano e non dalle esigenze di chi lavora.

Il privato serve a coprire quello che resta scoperto: i giorni in cui il servizio non passa, le prestazioni singole, le fasce orarie che servono davvero, il periodo di attesa fra la dimissione e l’attivazione.

Non sono alternative: nella pratica quasi tutte le famiglie usano entrambi.

Quanto costa l’assistenza infermieristica a domicilio?

Le prestazioni singole hanno un costo per accesso — un prelievo parte da 25 €, un’iniezione da 15 € — mentre per gli accessi ripetuti si concorda in genere un pacchetto complessivo, che costa meno della somma delle singole visite ed è più semplice da prevedere.

Due cose da pretendere sempre, da chiunque: che il costo venga detto prima dell’appuntamento e non dopo la prestazione, e che venga emessa regolare fattura — che è anche quella che serve per la detrazione come spesa sanitaria.

Le tariffe complete sono nella pagina dedicata.

Da dove cominciare, in ordine?

  1. Parli con il medico di famiglia. È il primo passo per qualunque percorso pubblico e per capire cosa serve davvero dal punto di vista clinico.
  2. Distingua i bisogni. Sanitari (terapie, ferite, presidi) e assistenziali (igiene, pasti, compagnia): richiedono figure diverse e vanno affrontati separatamente.
  3. Guardi la frequenza. Un bisogno occasionale — un ciclo di iniezioni, una medicazione, un prelievo periodico — si risolve con prestazioni singole. Un bisogno quotidiano richiede un’organizzazione stabile.
  4. Organizzi prima delle dimissioni, quando l’origine è un ricovero.
  5. Metta per iscritto terapie, orari e numeri utili, in un punto visibile della casa. Sembra banale: è la cosa che evita più errori quando si alternano più persone.

Le tre cose che nessuno dice ai familiari

La continuità vale più della quantità. Un passaggio a settimana della stessa persona che conosce la situazione è più utile di tre passaggi di operatori diversi che ripartono ogni volta da zero. Su una lesione da seguire o su un anziano fragile, il confronto con “com’era la settimana scorsa” è metà del valore dell’assistenza.

Chiedere non costa. Molte famiglie aspettano che la situazione precipiti perché non sanno se il loro caso “vale” una telefonata. Una domanda al telefono non si paga, e sentirsi dire che non serve niente è un’informazione utile quanto il contrario.

Anche chi assiste va guardato. L’esaurimento di chi si prende cura di un genitore è un problema clinico, non una debolezza caratteriale. Se sta reggendo tutto da solo, quello è già un motivo sufficiente per chiedere aiuto.

Quali segnali richiedono una valutazione medica?

Chi assiste è la prima sentinella. Da riferire al medico senza aspettare:

  • confusione o sonnolenza improvvise — nell’anziano sono spesso il primo segno di un’infezione, prima della febbre;
  • calo dell’appetito o del peso in poche settimane;
  • cadute, anche senza conseguenze apparenti;
  • arrossamenti che non scompaiono su sacro, talloni o fianchi;
  • cambiamenti nelle urine: colore, odore, quantità;
  • respiro affannoso o gonfiore alle gambe.

Come lavoro io

Sono un’infermiera libera professionista: mi occupo della parte sanitaria, a domicilio, a Pisa e nei comuni vicini. Su richieste che non sono di mia competenza — un OSS, una badante, l’attivazione dell’ADI — lo dico e indirizzo, senza che questo costi nulla.

Trova tutte le prestazioni con durata e tariffa, e i tempi di arrivo comune per comune.

Se la persona che assiste passa molte ore a letto, il primo articolo da leggere è quello su come si prevengono le lesioni da pressione; se ha un catetere, la guida per chi assiste.

Altre domande frequenti

Qual è la differenza tra infermiere e OSS?

L'infermiere è responsabile dell'assistenza sanitaria: terapie iniettive ed endovenose, medicazioni, gestione di cateteri e stomie, prelievi, valutazione clinica ed educazione del paziente. L'operatore socio-sanitario si occupa dell'assistenza alla persona: igiene, mobilizzazione, aiuto nei pasti, supporto negli spostamenti. Sono ruoli complementari e non alternativi: nelle situazioni complesse servono entrambi.

Cosa può fare una badante e cosa no?

La badante o assistente familiare non è una figura sanitaria: si occupa di convivenza, casa, pasti, compagnia e sorveglianza. È spesso la persona che sta più ore accanto all'anziano e la prima ad accorgersi dei cambiamenti, ma non può essere caricata di responsabilità cliniche. Chiederle di gestire una terapia iniettiva o di valutare una lesione mette in difficoltà lei e in pericolo la persona assistita.

Come si attiva l'Assistenza Domiciliare Integrata?

L'attivazione parte dal medico di famiglia oppure dalle dimissioni ospedaliere, e viene poi valutata dai servizi territoriali dell'azienda sanitaria, che definiscono un piano assistenziale individuale. È la strada da provare per prima. I limiti che le famiglie incontrano più spesso sono i tempi di attivazione, che raramente coincidono con le urgenze pratiche, e la rigidità di orari e frequenza, stabiliti dal piano e non dalle esigenze di chi lavora.

Quanto costa un infermiere a domicilio?

Dipende dalla prestazione. Un prelievo del sangue parte da 25 €, una medicazione da 25 €, un'iniezione da 15 €; le prestazioni più impegnative costano di più. Per gli accessi ripetuti si concorda in genere un pacchetto, che costa meno della somma delle singole visite. Il costo va sempre comunicato prima dell'appuntamento, e la prestazione va documentata da regolare fattura, detraibile come spesa sanitaria.

Da dove comincio se mio padre è appena stato dimesso?

Dal medico di famiglia, che è il punto di partenza per qualunque percorso pubblico. In parallelo, distingua i bisogni sanitari da quelli assistenziali, perché richiedono figure diverse. E se ha già la data delle dimissioni, organizzi prima di tornare a casa: trovarsi a cercare un infermiere il venerdì pomeriggio del giorno stesso complica una situazione già faticosa.

Le spese infermieristiche sono detraibili?

Le prestazioni infermieristiche documentate da regolare fattura rientrano fra le spese sanitarie e possono essere portate in detrazione secondo le regole vigenti. Le condizioni dipendono dalla situazione fiscale personale: la verifichi con il suo commercialista, e conservi le fatture.

Fonti

Le indicazioni cliniche di questa pagina sono coerenti con le linee guida e i documenti qui elencati. Le parti che riguardano il mio modo di lavorare sono invece esperienza professionale diretta, ed è indicato dove.

Questo articolo ha finalità divulgative e non sostituisce la valutazione di un professionista sanitario. Se ha un dubbio sulla sua situazione, ne parli con il suo medico — oppure mi chiami.

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Non c'è un centralino e non deve spiegare tutto subito. Mi dica di cosa ha bisogno e in che zona si trova: le dico se posso passare, quando e quanto costa.

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